A Palazzo Tursi il convegno su Ignazio Gardella: rigore, misura e paesaggio ligure
05/02/2026
Nel Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi, a Genova, si è svolto il convegno “Ignazio Gardella: progettare il paesaggio ligure”, un appuntamento che ha richiamato pubblico e addetti ai lavori attorno a una figura centrale dell’architettura italiana del Novecento. Il senso dell’incontro non è stato quello di un tributo formale, ma di una rilettura ampia del metodo gardelliano: un modo di progettare fatto di rigore, sobrietà e rifiuto dell’ornamento superfluo, con un’attenzione costante alla stratificazione urbana, alle preesistenze e alla vita reale degli spazi.
L’evento, curato da Emanuele Piccardo/plug_in, è stato organizzato in collaborazione con la Fondazione Ordine Architetti di Genova, con il patrocinio del Comune di Genova, dell’Archivio Storico Gardella e dell’associazione Docomomo Italia.
Gli interventi e l’eredità culturale del “metodo Gardella”
Ad aprire il convegno sono stati i saluti dell’assessore alla Cultura Giacomo Montanari, seguiti dagli interventi di Emanuele Piccardo, Andrea Vergano e Simona Gabrielli, presidente della Fondazione Ordine Architetti di Genova e curatrice della sezione genovese della mostra “Ignazio Gardella architetto. Costruire le modernità” allestita nel 2006 a Palazzo Ducale. Le conclusioni sono state affidate all’assessora comunale all’Urbanistica Francesca Coppola, che ha legato esplicitamente la riflessione sull’architetto a scelte di governo della città.
Coppola ha insistito su un punto: parlare di Gardella oggi significa portare il suo sguardo “fuori dall’archivio”, dentro le decisioni quotidiane, perché la qualità urbana non è immagine, ma esperienza concreta di chi attraversa, sosta e riconosce un luogo. Da qui una direzione politica dichiarata: rigenerare prima di espandere, prendersi cura dei quartieri più trascurati, alzare il livello dei progetti non solo nei luoghi simbolo, ma ovunque.
Montanari ha richiamato invece la capacità di Gardella di far dialogare antico e contemporaneo, citando interventi di recupero nel centro storico e indicando come esempio emblematico la Facoltà di Architettura dell’Università di Genova, letta come sintesi di un’architettura pubblica capace di radicarsi nel territorio senza perdere modernità. Gabrielli ha sottolineato l’attualità del suo modo di leggere Genova come città stratificata, dove il progetto nasce dal confronto con la morfologia urbana e con la memoria dei luoghi.
Genova come laboratorio: dal centro storico alla Facoltà di Architettura
Il convegno ha ripercorso vita e opere di Ignazio Gardella (1905-1999), architetto, ingegnere e designer nato a Milano ma di origini genovesi, legato alla città anche da una tradizione familiare che risale all’Ottocento. Il rapporto con Genova emerge in modo netto nel Piano Particolareggiato di San Donato e San Silvestro (1969), pensato per ridisegnare una porzione tra le più antiche del centro storico, legata al castrum romano e destinata all’insediamento delle università. Un piano rimasto in larga parte sulla carta, ma che ha trovato un’espressione concreta nell’edificio della Facoltà di Architettura, realizzato tra il 1975 e il 1989, considerato un punto di arrivo e insieme un innesco per successivi processi di recupero architettonico e sociale.
La discussione ha evidenziato la cifra più riconoscibile di Gardella: costruire nuove parti di città in dialogo con il tessuto esistente, facendo in modo che l’architettura contemporanea non “atterri” sul contesto, ma si integri fino a diventarne parte.
Dal Garda alla riviera: paesaggio, materia e identità ligure
Accanto a Genova, è stato richiamato il lavoro di Gardella in altri contesti, dalla progettazione di edilizia residenziale ad Alessandria (le case per impiegati della Borsalino) ai progetti lungo la riviera ligure, come i Piani di Invrea ad Arenzano, dove il rapporto tra costruito, materia e paesaggio diventa centrale. Un percorso che spiega perché Gardella, premiato nel 1955 con il Premio Olivetti per l’Architettura, sia considerato uno dei pochi capaci di tradurre elementi della poetica ligure – compressa tra mare e montagna – in un linguaggio moderno, misurato e riconoscibile.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to