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Crisi del latte, Confagricoltura Fvg: “Serve una risposta di filiera e un Piano straordinario europeo”

19/02/2026

Crisi del latte, Confagricoltura Fvg: “Serve una risposta di filiera e un Piano straordinario europeo”

Il mercato lattiero-caseario europeo sta mostrando segnali che, per chi lavora ogni giorno negli allevamenti e nella trasformazione, non hanno bisogno di interpretazioni sofisticate: la produzione cresce, la domanda non assorbe, le eccedenze pesano sui listini e la volatilità torna a farsi sentire con una rapidità che mette sotto pressione i conti aziendali. Confagricoltura Friuli Venezia Giulia parla apertamente di crisi profonda e di squilibrio strutturale, sottolineando come questa fase abbia interrotto una traiettoria che, dopo la fine delle quote latte, aveva garantito risultati economici positivi alle imprese della filiera, a partire dal 2016.

Il timore, espresso con chiarezza, riguarda la tenuta economica delle aziende e l’effetto domino sulle aree rurali, dove la zootecnia da latte non è soltanto produzione: è lavoro, presidio del territorio, investimenti, continuità generazionale.

Produzione UE in aumento e prezzi in calo: i numeri che descrivono la tensione

Il quadro europeo, secondo i dati richiamati da Confagricoltura Fvg, evidenzia una crescita produttiva significativa: fino a novembre 2025 l’Unione europea ha registrato 135.253 migliaia di tonnellate, contro 133.712 migliaia di tonnellate nello stesso periodo del 2024. A colpire è soprattutto l’incremento nei mesi estivi, quando normalmente la produttività tende a rallentare, e il balzo di ottobre, con un +5,1% rispetto all’anno precedente.

Le ragioni individuate sono molteplici e, sommate, aiutano a leggere la dinamica: prezzi elevati del latte che hanno sostenuto le consegne almeno fino all’inizio dell’autunno; condizioni meteo favorevoli, con maggiore disponibilità e qualità dei foraggi; effetti sanitari legati alla blue tongue, che avrebbe ritardato i parti contribuendo a spostare volumi verso l’estate e l’avvio dell’autunno; riduzione delle macellazioni di vacche a fine carriera nell’UE (-14% tra gennaio e novembre 2025), con una permanenza più lunga degli animali in produzione.

Sul fronte dei prezzi, la discesa diventa evidente a partire da settembre 2025: il latte crudo alla stalla nell’UE-27 scende da 53,38 euro al quintale fino al livello considerato critico di 49,38 euro/quintale nel dicembre 2025, con ulteriori riduzioni segnalate a gennaio 2026. Quando la forbice tra costi e ricavi si assottiglia, la crisi smette di essere una parola da comunicati e diventa scelta quotidiana: rinviare investimenti, comprimere le spese, mettere in discussione i piani di sviluppo.

La richiesta: intervento UE e responsabilità condivisa lungo tutta la filiera

Il presidente di Confagricoltura Fvg, Nicolò Panciera, riconosce gli elementi utili già messi sul tavolo: la disponibilità di Ice sui mercati internazionali per sostenere l’export, l’azione del Ministero su comunicazione e promozione dei consumi, a partire dallo schema “latte nelle scuole”, oltre alle proposte per bandi indigenti e per un’iniziativa straordinaria a livello europeo. Il punto, però, è la scala del problema: se l’origine dello squilibrio nasce dall’aumento della produzione europea, la risposta non può restare confinata ai confini nazionali.

Da qui la richiesta di un Piano straordinario della Commissione europea, anche utilizzando i fondi della riserva di crisi del bilancio UE. Confagricoltura Fvg insiste su un principio politico ed economico insieme: l’azione deve essere collettiva, perché sarebbe controproducente chiedere a un solo Paese di ridurre il proprio potenziale produttivo mentre altrove gli incrementi restano elevati.

Accanto alla dimensione europea, l’organizzazione richiama anche la disciplina interna di filiera: serve un sistema che coinvolga tutti, in modo responsabile e continuativo. Viene evidenziato che non tutti, in questa fase, avrebbero rispettato gli impegni assunti a dicembre, alimentando ulteriormente le difficoltà degli allevatori, già esposti a un mercato che cambia direzione con poco preavviso. Il messaggio è netto: senza regole condivise e senza una strategia comune, il costo della crisi rischia di ricadere sempre sugli stessi anelli della catena.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.