Genova: commemorazione del 82esimo anniversario dell’eccidio del Forte San Martino
13/01/2026
Si è svolta questa mattina la commemorazione dell’82° anniversario dell’eccidio del Forte San Martino, uno dei capitoli più tragici della storia della Resistenza genovese. La cerimonia ha avuto inizio in via Piero Gobetti, con la deposizione delle corone di alloro ai piedi della lapide che ricorda gli otto concittadini uccisi il 14 gennaio 1944, per poi proseguire in corteo fino al Forte, luogo della fucilazione.
L’iniziativa è stata curata dal Comitato Permanente della Resistenza della Provincia di Genova. L’orazione ufficiale è stata affidata a ANPI Genova, rappresentata dal presidente Massimo Bisca, che ha richiamato il valore civile e politico della memoria resistenziale come fondamento della democrazia contemporanea.
La presenza delle istituzioni e il valore della memoria
Alla commemorazione hanno preso parte, in rappresentanza del Comune di Genova, l’assessore alla Mobilità sostenibile Emilio Robotti e il consigliere Edoardo Marangoni. Presenti anche esponenti della Regione Liguria e della Città Metropolitana, insieme a rappresentanti dei Municipi cittadini.
Nel suo intervento, Robotti ha sottolineato come il ricordo non possa ridursi a una ritualità formale. La memoria, ha spiegato, è un esercizio quotidiano che impegna le istituzioni a difendere democrazia, diritti e partecipazione. Ricordare quegli otto uomini significa interrogarsi sulle scelte compiute allora e sulla responsabilità collettiva di mantenere vivi i valori per cui hanno pagato con la vita.
L’eccidio del 14 gennaio 1944
Era la mattina del 14 gennaio 1944 quando Dino Bellucci, Giovanni Bertora, Giovanni Giacalone, Romeo Guglielmetti, Amedeo Lattanzi, Luigi Marsano, Guido Mirolli e Giovanni Veronelli vennero prelevati dal carcere di Marassi, sottoposti a un processo sommario e condotti al Forte San Martino. I otto uomini, già arrestati in precedenza con l’accusa di cospirazione e del tutto estranei all’attentato della sera precedente, furono fucilati per rappresaglia da ufficiali nazisti e dalla Guardia Nazionale Repubblicana.
L’esecuzione seguì un’azione dei GAP contro due ufficiali tedeschi, uno dei quali rimase ucciso. La rappresaglia colpì dunque prigionieri già detenuti, trasformandoli in vittime simboliche della violenza dell’occupazione nazi-fascista.
Un atto di coraggio nella tragedia
Nel racconto di quella giornata emerge anche la figura del tenente dei Carabinieri Giuseppe Avezzano Comes. Fu lui a tentare, senza successo, di opporsi alla fucilazione, rifiutandosi di eseguire la sentenza insieme al proprio plotone. In seguito riuscì a distruggere la nota di servizio con i nomi dei carabinieri presenti al Forte, evitando loro ulteriori rappresaglie. Un gesto silenzioso, compiuto dentro una tragedia, che resta parte integrante della memoria di quel giorno.
La commemorazione si è conclusa con un richiamo condiviso al significato attuale della Resistenza: non solo una pagina di storia, ma un riferimento vivo, che continua a interrogare il presente e a chiedere responsabilità individuale e collettiva.
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