Genova, cresce l’emergenza senza dimora: dati e risposte del Comune
26/03/2026
Una fotografia puntuale e per molti aspetti complessa emerge dalla rilevazione condotta dall’Istat sul territorio genovese, che restituisce un quadro articolato della condizione di chi vive senza una dimora stabile. Il dato complessivo, pari a 803 persone, evidenzia una realtà che si distribuisce tra accoglienza in struttura e permanenza in strada, con implicazioni rilevanti sul piano sociale e sanitario.
Una rete di accoglienza sotto pressione
Secondo i dati raccolti, 274 persone risultano inserite nelle strutture di accoglienza, mentre 529 vivono ancora in strada, rappresentando oltre il 65% del totale. Un elemento significativo riguarda il livello di saturazione dei posti disponibili, che si attesta al 92,9%, segnale di un sistema fortemente sollecitato ma in grado di mantenere una risposta operativa grazie al recente potenziamento delle risorse.
Nel corso dell’ultimo anno, l’amministrazione ha incrementato in modo consistente la disponibilità di posti letto, con un aumento pari al 23%. Il Piano Inverno 2025/2026 ha portato a 120 i posti aggiuntivi, destinati a rimanere attivi anche oltre la stagione fredda, affiancandosi ai circa 200 posti già disponibili durante tutto l’anno nell’ambito del Patto di Sussidiarietà.
L’analisi del profilo delle persone accolte mette in luce elementi che richiedono interventi sempre più mirati: quasi il 30% ha più di 60 anni, una quota che suggerisce una progressiva cronicizzazione della marginalità; la presenza femminile supera il 20%, con una incidenza superiore alla media nazionale; i cittadini stranieri rappresentano il 48,2%, evidenziando percorsi di autonomia ancora fragili e discontinui.
Nuovi strumenti per intercettare e accompagnare le fragilità
Accanto al rafforzamento quantitativo dell’accoglienza, si sviluppa una strategia orientata all’accessibilità e alla presa in carico personalizzata. In questa direzione si colloca il servizio “Caldo Riparo”, pensato come intervento a bassa soglia capace di accogliere persone senza imporre barriere d’ingresso rigide. Il servizio ha già consentito di offrire ospitalità a circa 15 persone a notte, favorendo un contatto diretto con chi vive in condizioni di maggiore isolamento.
Parallelamente, prende forma una collaborazione strutturata con il sistema sanitario regionale, attraverso l’attivazione di un’équipe dedicata che opererà direttamente nelle strutture di accoglienza. La presenza di figure specialistiche, tra cui un geriatra, risponde alla necessità di affrontare problematiche complesse legate alla salute mentale, alle dipendenze e all’invecchiamento in condizioni di forte vulnerabilità.
Il percorso intrapreso punta a superare una logica emergenziale, orientandosi verso un modello integrato in cui l’accoglienza rappresenta il primo passo di un processo più ampio, fondato sulla relazione, sull’accompagnamento e sulla costruzione di percorsi individuali di autonomia. In questo scenario, il coinvolgimento degli enti del Terzo settore e delle reti di volontariato continua a rappresentare una componente essenziale per garantire continuità e qualità degli interventi.
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