Genova tra memoria e visione: la città si racconta nella mostra “Il futuro di ieri”
19/03/2026
C’è un momento preciso in cui una città smette di essere soltanto un insieme di edifici e infrastrutture e diventa racconto, interpretazione, progetto. È in quel punto di equilibrio tra memoria e trasformazione che si colloca la mostra “Il futuro di ieri. Una storia di mappe e trasformazioni a Genova”, inaugurata oggi nella Sala delle Grida di Palazzo della Borsa, nel cuore di via XX Settembre. L’esposizione resterà aperta al pubblico fino al 29 marzo, offrendo un percorso che si sviluppa come una vera e propria narrazione visiva e scientifica.
Promossa dal Comune di Genova con il contributo dell’Unione Europea nell’ambito del programma PN Metro Plus e Città Medie Sud 2021–2027, la rassegna propone un viaggio immersivo che attraversa oltre due secoli di evoluzione urbana, restituendo al visitatore una prospettiva stratificata e sorprendentemente attuale.
Cartografia e identità urbana: leggere Genova attraverso le mappe
Il cuore dell’esposizione risiede nella cartografia, intesa non come semplice strumento descrittivo ma come chiave interpretativa capace di restituire la complessità del territorio. Le mappe esposte raccontano come Genova sia stata osservata, misurata e progressivamente ridisegnata nel corso del tempo, accompagnando lo sviluppo urbanistico e le trasformazioni sociali.
Particolarmente significativa è la presenza della carta a colori realizzata da Ignazio Porro, ingegnere militare e figura centrale nella storia della topografia italiana. Per la prima volta accessibile al pubblico, questo documento rappresenta un punto di svolta nella conoscenza scientifica del territorio genovese, frutto di un lavoro pionieristico che ha introdotto metodologie innovative come la celerimensura, permettendo una rilevazione più rapida e precisa.
La mostra restituisce così il senso di una disciplina che, pur evolvendo nelle tecnologie, mantiene intatta la propria funzione: comprendere lo spazio per orientare le scelte. Disegnare una città significa infatti anticiparne le trasformazioni, suggerire traiettorie, immaginare scenari possibili.
Dalla Genova ottocentesca alle città digitali del futuro
Il percorso espositivo si articola in una sequenza di ambienti narrativi, ognuno dedicato a una fase storica o a una prospettiva progettuale. Dall’Ottocento, con l’annessione al Regno di Sardegna e la necessità di una cartografia accurata, si passa alle grandi trasformazioni urbanistiche, tra cui il “Piano regolare” di Carlo Barabino, che segnò l’espansione oltre le mura seicentesche.
Un passaggio decisivo viene rappresentato dalla nascita della Grande Genova nel 1926, quando l’unificazione dei comuni limitrofi sancì una crescita già in atto, alimentata dallo sviluppo industriale e dall’intensificarsi delle connessioni urbane. Un processo che la mostra restituisce con chiarezza, mettendo in evidenza il legame tra infrastrutture, economia e configurazione territoriale.
Il racconto prosegue fino al presente, dove la cartografia si intreccia con le tecnologie digitali. Sistemi informativi territoriali, modelli tridimensionali e Urban Digital Twin aprono nuove possibilità di analisi e pianificazione, trasformando la rappresentazione dello spazio in uno strumento dinamico e interattivo. Lo sguardo si spinge oltre, fino al 2126, suggerendo scenari futuri in cui la conoscenza del territorio sarà sempre più integrata, predittiva e partecipata.
Un percorso aperto alla città e alle nuove generazioni
Accanto alla dimensione espositiva, la mostra propone un programma di attività collaterali pensato per ampliare il coinvolgimento del pubblico. Laboratori didattici, visite guidate e conferenze approfondiscono i temi della storia urbana e delle tecnologie geospaziali, offrendo strumenti di lettura accessibili anche ai non addetti ai lavori.
Particolare attenzione è rivolta al coinvolgimento delle scuole, con l’obiettivo di costruire una relazione più consapevole tra cittadini e territorio. La divulgazione scientifica, in questo contesto, assume un ruolo centrale, diventando ponte tra ricerca e comunità.
L’ingresso è libero, con orario continuato dalle 9 alle 19 (ultimo accesso alle 18), una scelta che sottolinea la volontà di rendere accessibile un patrimonio documentario e scientifico di grande valore, capace di parlare a pubblici diversi senza perdere profondità.
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to