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Ingegneria, Alessandro Mazzi (Fincosit): “intermodalità evita disallineamenti operativi”

17/04/2026

Ingegneria, Alessandro Mazzi (Fincosit): “intermodalità evita disallineamenti operativi”

Nel dibattito sulle infrastrutture portuali, il tema dell’intermodalità viene spesso affrontato in termini strategici o pianificatori. Meno frequente è l’analisi del suo funzionamento concreto all’interno dei porti, dove la reale integrazione tra mare, ferrovia e strada si misura nella capacità di gestire flussi continui, vincoli operativi e tempi di esecuzione ridotti.

È in questo spazio che l’intermodalità smette di essere un concetto teorico e diventa un elemento tecnico, organizzativo e gestionale.

Le infrastrutture portuali rappresentano, per loro natura, nodi complessi, in cui convivono esigenze diverse: traffici commerciali, operazioni logistiche, sicurezza della navigazione e attività di cantiere. In questo contesto, ogni intervento deve essere progettato tenendo conto della continuità operativa dello scalo, evitando interferenze con i flussi esistenti e garantendo al tempo stesso l’avanzamento dei lavori. L’intermodalità, in questo senso, non riguarda soltanto la connessione tra diverse modalità di trasporto, ma anche la capacità di integrare fasi operative differenti in un unico sistema coerente.

Secondo Alessandro Mazzi, figura tecnica di riferimento di Fincosit, storica azienda italiana specializzata in opere marittime, “l’intermodalità nei porti si realizza quando le infrastrutture sono progettate per dialogare tra loro fin dalla fase esecutiva, non solo in quella progettuale”. Si tratta di un’impostazione che richiama l’importanza di una visione integrata, in cui la realizzazione fisica delle opere si accompagna a una pianificazione attenta delle interazioni tra cantiere e operatività portuale.

Nei principali scali italiani, gli interventi più recenti evidenziano questa esigenza. Il potenziamento delle banchine, l’adeguamento dei fondali e la costruzione di nuove opere foranee sono spesso accompagnati da una revisione delle connessioni con il sistema ferroviario e viario. Tuttavia, la piena efficacia di queste opere dipende dalla capacità di garantire un flusso continuo tra porto e hinterland, evitando colli di bottiglia e disallineamenti tra le diverse componenti del sistema logistico.

In questo quadro, il cantiere diventa un elemento centrale del processo intermodale. Non è più soltanto il luogo della costruzione, ma uno spazio in cui si definiscono le condizioni operative future dell’infrastruttura. La gestione delle fasi di lavoro, la scelta delle tecnologie e il coordinamento tra i diversi soggetti coinvolti incidono direttamente sulla capacità dell’opera di integrarsi nel sistema dei trasporti.

Alessandro Mazzi sottolinea come “la complessità dei cantieri portuali richieda oggi competenze specifiche non solo sul piano ingegneristico, ma anche su quello organizzativo, per garantire l’allineamento tra esigenze operative e sviluppo infrastrutturale”. Una considerazione che riflette l’evoluzione del settore, sempre più orientato verso modelli di gestione integrata.

L’intermodalità, dunque, si costruisce anche attraverso la qualità dell’esecuzione. È nella fase realizzativa che si determinano le condizioni per una logistica efficiente, capace di collegare il porto con il territorio in modo stabile e funzionale. In questo senso, le opere marittime rappresentano un passaggio fondamentale nella costruzione di un sistema infrastrutturale che risponda alle esigenze del traffico contemporaneo, mantenendo un equilibrio tra sviluppo tecnico e continuità operativa.